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L'arrivo di Gandalf e Pipino a Minas Tirith — Divergenza: Come di incanto appaiono d'incanto Oliver queen (green arrow) e 300 uomini della lega degli assassini.  Nessuna sa cosa possa essere successo. Olliver sa benissimo chi è il nemico...sviluppa la storia fino al suo epilogo

L'arrivo di Gandalf e Pipino a Minas Tirith

Divergenza: Come di incanto appaiono d'incanto Oliver queen (green arrow) e 300 uomini della lega degli assassini. Nessuna sa cosa possa essere successo. Olliver sa benissimo chi è il nemico...sviluppa la storia fino al suo epilogo

L'Alleanza Impossibile: Quando l'Arciere Verde Giunse a Minas Tirith

PUNTO DI DIVERGENZA

Nella terza settimana di marzo 3019 TE, mentre Gandalf il Bianco e Pipino Took attraversavano le porte di Minas Tirith, il cielo sopra la Cittadella Bianca si squarciò in un vortice di energia verde-azzurra. Dal portale dimensionale emersero Oliver Queen, il vigilante conosciuto come Freccia Verde, e trecento guerrieri della Lega degli Assassini, guidati dal severo Ra's al Ghul in persona. La magia antica di Mordor, alimentata dall'Occhio di Sauron, aveva involontariamente aperto un varco tra universi mentre cercava di sondare le difese di Gondor. Oliver, ancora indossante il suo iconico costume verde, comprese immediatamente la minaccia: l'energia oscura che permeava l'aria era identica a quella dei pozzi di Lazzaro, ma amplificata mille volte. Faramir, che stava salutando Gandalf nella corte superiore, sguainò la spada vedendo materializzarsi questi stranieri armati, ma lo Stregone alzò il bastone: "Attendete! Non sono servi dell'Ombra".

Il Riconoscimento

Ra's al Ghul, la cui vita millenaria lo aveva preparato a molte impossibilità, studiò la torre di Minas Tirith e dichiarò: "Il Nemico qui si chiama Sauron, ma la sua essenza è quella di ogni tiranno che abbiamo combattuto". Oliver annuì gravemente, le sue mani ancora tremanti per lo shock del transito dimensionale, e si rivolse a Gandalf: "Non so come siamo arrivati qui, ma riconosco il male quando lo vedo. Quella torre nera a est..." indicò Barad-dûr visibile all'orizzonte, "...pulsa della stessa corruzione che ho combattuto a Starling City". Pipino, completamente sbalordito, balbettò qualcosa sugli "uomini vestiti di verde", mentre i trecento assassini si disponevano in formazione difensiva perfetta, le loro spade curve luccicanti al sole di Gondor.

CONSEGUENZE IMMEDIATE

Denethor II, Sovrintendente di Gondor, reagì con prevedibile ostilità all'arrivo di questi "stregoni orientali", ma Oliver lo disarmò – metaforicamente – con una mossa audace: offrì i suoi servizi e quelli della Lega in cambio solo di armi e informazioni sul nemico. Durante il consiglio di guerra nella Sala del Trono, l'Arciere Verde studiò le mappe di Gondor e Mordor con occhio tattico, identificando immediatamente i punti deboli nelle difese di Minas Tirith. Ra's al Ghul propose una strategia che lasciò interdetto persino Gandalf: infiltrare cento assassini attraverso le Montagne dell'Ombra per sabotare le fucine di Mordor mentre l'esercito principale avrebbe impegnato le forze di Sauron al Pelennor. Faramir, impressionato dalla precisione militare di questi stranieri, si offrì volontario per guidarli attraverso Ithilien, dove conosceva ogni sentiero nascosto.

La Preparazione

Nei cinque giorni precedenti l'assalto di Mordor, Oliver addestrò personalmente duecento arcieri gondoriani nelle tecniche di tiro rapido e precisione che aveva perfezionato a Lian Yu. Pipino divenne una sorta di mascotte per gli assassini, che apprezzarono il coraggio dell'hobbit quando questi si offrì di giurare fedeltà non solo a Denethor ma anche alla causa della Lega. Ra's al Ghul tenne un discorso memorabile alle truppe riunite: "In ogni mondo, in ogni epoca, esiste l'equilibrio tra ordine e caos. Sauron rappresenta il caos mascherato da ordine – la stessa menzogna che abbiamo combattuto per millenni". Gandalf, inizialmente scettico, trovò in Oliver un'inaspettata affinità: entrambi erano uomini trasformati dalla sofferenza in guardiani, entrambi conoscevano il peso della leadership solitaria.

L'Attacco Preventivo

La notte prima della Battaglia dei Campi del Pelennor, cento assassini guidati da Oliver, Faramir e un riluttante Pipino (che si era rifiutato di restare indietro) penetrarono nel Morannon attraverso tunnel dimenticati che la Lega aveva individuato con tecniche di ricognizione sconosciute a Gondor. Utilizzando frecce esplosive preparate da Oliver con polvere nera trovata negli arsenali di Minas Tirith e veleni della Lega, distrussero tre delle sette fucine principali di Mordor, riducendo significativamente il numero di armi disponibili per l'assalto imminente. Faramir salvò la vita di Oliver quando un Nazgûl li individuò: una freccia benedetta da Gandalf abbatté la creatura alata, dimostrando che la tecnologia e la magia potevano fondersi. Il gruppo tornò a Minas Tirith all'alba, proprio mentre gli eserciti di Mordor iniziavano la loro marcia.

ONDA LUNGA

La Battaglia dei Campi del Pelennor si trasformò in una vittoria molto meno costosa grazie all'intervento della Lega. Duecento assassini crearono caos nelle retrovie orchesche utilizzando tattiche di guerriglia urbana, mentre Oliver – posizionato sulla sommità della Torre di Ecthelion – eliminò sedici capitani orcheschi e due Nazgûl con frecce modificate contenenti schegge di mithril fornite da Gandalf. Ra's al Ghul affrontò personalmente il Re Stregone di Angmar prima che questi potesse confrontarsi con Éowyn, ferendolo gravemente e permettendo alla Dama di Rohan di infliggere il colpo fatale con maggiore facilità. La morte di Denethor fu evitata: Pipino e Oliver, allertati dalla follia crescente del Sovrintendente, lo fermarono prima che potesse immolarsi, convincendolo che la battaglia non era perduta.

Il Consiglio della Corona

Con Aragorn restaurato come Re Elessar, si pose la questione del destino di Oliver e della Lega degli Assassini. Gandalf rivelò di aver consultato gli Istari ancora presenti in Valinor attraverso Galadriel: il portale che aveva portato gli stranieri era una ferita nella realtà causata dalla distruzione dell'Unico Anello. Ra's al Ghul propose un'alleanza permanente: la Lega sarebbe rimasta nella Terra di Mezzo come guardiani contro le minacce residue, stabilendo una fortezza nelle Montagne Bianche. Oliver, tormentato dall'impossibilità di tornare a Felicity e alla sua Star City, trovò un nuovo scopo: addestrare la Compagnia degli Arcieri Verdi, un'élite di duecento ranger che avrebbero pattugliato i confini di Gondor e Rohan. Legolas, affascinato dalle tecniche dell'Arciere Verde, divenne il suo primo allievo, fondendo la precisione elfica con la tecnologia umana.

L'Eredità Dimensionale

Nel Quarto Anno della Quarta Era, Oliver Queen sposò una nobile donna di Dol Amroth, Lothíriel sorella di Amrothos, trovando una pace che gli era sempre sfuggita nel suo mondo originale. Ra's al Ghul divenne consigliere personale di Re Elessar, la sua esperienza millenaria preziosa nella ricostruzione di Gondor. La Lega degli Assassini si trasformò gradualmente nella Lega dei Guardiani, abbandonando i metodi più estremi in favore di una filosofia che bilanciava giustizia e misericordia – influenzata profondamente da Gandalf e dagli Hobbit. Pipino, ora Cavaliere della Cittadella e amico personale di Oliver, scrisse un resoconto della "Guerra dei Due Mondi" che divenne leggenda. Il varco dimensionale non si riaprì mai, ma Gandalf conservò un frammento dell'energia verde-azzurra, sperando che un giorno la magia e la scienza potessero collaborare per riunire mondi separati.

Il Monumento

Nella Corte della Fontana di Minas Tirith, accanto all'Albero Bianco rigoglioso, fu eretto un monumento: una freccia verde di pietra puntata verso il cielo, con incisi i nomi dei ventitré assassini caduti durante la guerra. Oliver Queen, ormai anziano, vi si recava ogni anniversario della battaglia, accompagnato dai suoi nipoti – metà gondoriani, metà eredi di un vigilante dimensionale. La leggenda narra che nelle notti di tempesta, quando il vento soffia da est, si possa ancora udire il sibilo delle frecce esplosive e il grido di battaglia della Lega: "Giustizia, non vendetta!" – parole che Oliver aveva insegnato a un mondo che non lo aveva generato, ma che aveva imparato ad amare come proprio.

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